impronte

venerdì 18 marzo 2016 ore 20.30, Caffè Municipio – corso V. Emanuele 58, Pordenone

a cura di Martina Saccardi

Un tema da sempre oggetto d’indagine delle teorie filosofiche, di cui non vi si chiederà nulla se non di dire cosa Voi ne pensate!

Dopo il primo appuntamento di febbraio, vi invitiamo al secondo incontro di marzo per dare spazio ai vostri pensieri facendo filosofia insieme, cioè interrogando un concetto, quello di Libertà, in un dialogo che non vuole trovare definizioni e risposte definitive ma che intende essere occasione per il confronto e l’incontro di diversi punti di vista.

La serata accoglierà chiunque sia interessato a mettere in gioco le proprie riflessioni, a sperimentare aprendosi alle domande, a fare pratica del proprio pensiero.
L’intento è quello di aprire uno spazio filosofico che valorizzi il pensiero di ciascuno stimolando una maggiore consapevolezza dell’importanza del pensare da sé e soprattutto dell’impossibilità di poterlo fare senza la presenza dell’altro da sé, degli altri, del diverso, delle differenze.
Tutto questo con la leggerezza e la spontaneità del poter sorseggiare un caffè o un aperitivo!

 

ULTIMISSIMO-PHILO

“La libertà è un fantasma

La libertà è una statua”

Venerdì 18 marzo sono state diciotto le persone che si sono incrociate nella saletta del Caffè Municipio di Pordenone per il secondo incontro del ciclo di Caffè Filosofici “SPAZIO AI PENSIERI!” a cura della Dott.ssa Martina Saccardi.

Questa volta, dopo una prima raccolta di parole attorno all’impegnativo tema della serata, è stato chiesto ai partecipanti di formulare alcune domande senza provare a darvi immediatamente una risposta. L’esercizio ha così stimolato ognuno a interrogarsi da sé sul concetto di Libertà e a lasciarsi interrogare dalle domande degli altri.

Da subito il concetto di “limite” si è fatto protagonista nella contrapposizione fra “individuo” e “comunità”, fra una libertà personale, singolare, ed una libertà generale, uguale per tutti. E chi è il limite di chi? L’Altro è un limite per me, o io lo sono per gli altri, o la questione è relativa e dipende dal valore personale che ognuno attribuisce alla definizione della parola libertà?

Se la libertà è un “fantasma”, che c’è e non c’è, che guarda il proprio limite poiché se ne distingue, ma che allo stesso tempo può muoversi libero al suo interno in virtù del fatto che è proprio questo a conferirgli un senso; dove poniamo la possibilità e la volontà di scegliere? Se la libertà è un’utopia, che non ha un inizio ma nemmeno una fine, e che contemporaneamente non può esistere senza il limite né il limite avrebbe esistenza senza libertà, in che rapporto si pongono i vincoli sociali, morali, politici, naturali e la nostra autonomia, il nostro libero arbitrio?

Libertà di- e libertà da- presuppongono entrambe un limite che rende impossibile una libertà assoluta, facendone invece un campo, uno spazio per le nostre azioni quotidiane non svincolabili da educazione, doveri e norme interiori e giudiziarie che ci permettono di esperire e ri-conoscere la libertà dall’interno della relazione con gli altri.

Come una statua, è stato fatto della libertà un concetto, un’idea determinata, immobile, a noi visibile, che però ha restituito quella dinamica spinta a problematizzarla in un concerto di plurime personali interpretazioni messe a confronto sul suo volto così effimero, come quello di un fantasma.