immagine filosofia con i bambini (1)

Country House “Due fiumi” in Via Bertolissi 35 a Sacile e

“Le persone che si parlano si confermano come uniche e irripetibili” (E. Levinas)

 

 

 

 

 

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Venerdì 22 Maggio 2009 • ore 15.00 – 18.00

Francesca Scaramuzza e Cati Maurizi Enrici di SpazioPensiero

Pratica filosofica e pratica letteraria

Giorgio Giacometti coordinatore della sezione Phronesis FVG

Le pratiche filosofiche tra oralità e scrittura

Sabato 23 Maggio 2009 • ore 9.00 – 12.00

Stefano Zampieri presidente di Phronesis

Introduzione all’esercizio filosofico

Laboratori di pratica filosofica a cura di consulenti filosofici di Phronesis sui seguenti temi:

Chi siamo? La questione dell’identità, personale, culturale, linguistica

Dove andiamo? Questione del senso e del sé come progetto

Perché soffriamo? La questione dell’infelicità esistenziale e della sua “cura”

Sabato 23 Maggio 2009 • ore 15.00 – 18.00

Intervista filosofica a Giangiorgio Pasqualotto, docente di Estetica e Filosofia delle Culture presso l’Università degli Studi di Padova

Conclusione dei lavori a cura di Neri Pollastri fondatore di Phronesis Pratica filosofica e pratica politica

 

Il convegno è stato reso possibile grazie al patrocinio del Comune di Sacile e all’ospitalità della

Il convegno è aperto a tutta la cittadinanza

L’iniziativa si avvale del sostegno della BCC di Pordenone

L’esperienza dei caffè

Nati in Francia per iniziativa del filosofo Marc Sautet (che fu anche il primo ad aprire in quel paese uno studio di consulenza filosofica) che, nel luglio del 1992 durante un’intervista radiofonica, aveva reso noto la domenica si incontrava con alcuni amici al “Cafè des Phares”, in Place de la Bastille a Parigi, per parlare dell’apertura del suo studio di consulenza. Alcuni ascoltatori equivocarono, intendendo che in quelle occasioni lui si mettesse a disposizione del pubblico per parlare di filosofia e si recarono all’appuntamento. Nonostante l’equivoco, egli fu lieto di intavolare estemporanee discussioni pubbliche. Dopo alcune settimane si era già formato un gruppo che tornava regolarmente per riprendere il dialogo e proporre nuovi temi e in breve tempo all’appuntamento domenicale giunsero a recarsi anche 200 persone, munite di sedie. Nonostante la prematura scomparsa di Sautet nel ‘98, da quell’esperienza sono nati oltre 170 Cafè Philo in Francia e un’ottantina nei più diversi paesi del mondo – perfino in Honduras e in Nicaragua – ed esiste un’associazione, Philos, che ne promuove l’attività, pubblica una rivista e ha una ricca pagina Internet, che contiene annunci e materiali da tutto il mondo

In Italia si possono ricordare le iniziative di Neri Pollastri a Firenze al “Caffè storico letterario giubbe rosse”, alcuni cicli a Bari nel 2000 e nel 2001, l’esperienza di Pescara e di Torino

ll “caffè filosofico” nell’interpretazione che ne dà SpazioPensiero, associazione culturale di Pordenone fondata nel giugno 2006 interessata ad approfondire la relazione tra teorie e pratiche del pensiero, vuole essere il luogo pubblico di un incontro libero dal vincolo del lavoro e della pressione sociale, spazio aperto a una riflessione serena e informale su testi filosofici o letterari.

I caffè filosofici sono stati scelti come uno dei momenti e dei luoghi in cui la filosofia ritrova le condizioni essenziali alla propria esistenza: comunicazione diretta e dialogicità. Pensiamo che riproporre questi aspetti sia tanto più importante in una società in cui la relazione interpersonale è sempre più mediata. La mediazione della cultura filosofica va qui intesa come tentativo di aprire spazi di trasparenza nel momento comunicativo. Nella decostruzione del rapporto che lega relatore e pubblico si possono ritrovare differenti posizioni e aprire un ventaglio di soluzioni possibili, che dalla conferenza, in cui il relatore parla all’interno di un discorso “scientificamente” accreditato, arrivino al dialogo diretto e spontaneo fra persone, che esprimono delle idee in formazione per costruire un punto di vista comune senza risolvere però la propria singolarità in un anonimo “Si pensa” del gruppo, anzi, come afferma E. Levinas, “Le persone che si parlano si confermano come uniche e irripetibili”. La relazione dialogica dei caffè sottende la volontà di decostruire gerarchie di saperi che comportano relazioni di subordinazione: condividere, pur nella diversità che ciascuno rappresenta, un momento di discussione e di riflessione comune significa costruire legami che si inscrivono in un orizzonte di gratuità.

Che cos’è la consulenza filosofica

Che cosa intendiamo per consulenza filosofica? Si tratta di una forma di pratica filosofica, che può essere fatta risalire all’esperienza della Philosophische Praxis, nata in Germania negli anni Ottanta del secolo scorso ad opera soprattutto di Gerd Achenbach.

Diffusasi presto in Austria, Olanda, Svizzera e negli altri Paesi europei, tra gli anni Ottanta e Novanta, – mentre in Francia proseguiva in varie forme l’attività inaugurata da Marc Sautet con i suoi seminari e Cafè Philo – quest’esperienza, grazie soprattutto all’opera di Ran Lahav, ha interagito fecondamente con esperienze sorte nel frattempo autonomamente in Israele e negli Stati Uniti. Oggi esiste un’associazione internazionale di pratica filosofica a cui è affiliata anche l’Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica Phronesis. Tra i maggiori esperti e animatori dell’esperienza italiana possiamo ricordare, tra gli altri, Umberto Galimberti e Neri Pollastri. La consulenza filosofica è ispirata alla tradizione della filosofia antica, come esercizio della “cura di sé”. Essa presuppone una critica del dominante “paradigma terapeutico” in base al quale si tende ad offrire soluzioni al disagio esistenziale medicalizzandolo, suturando la ferita piuttosto che interpellandola nel suo valore di testimonianza di una domanda di senso. Di fronte alla diffusa domanda di orientamento e di senso, l’approccio filosofico, inteso secondo questa modalità informale, ma non meno rigorosa di quella accademica, sembra rappresentare una risposta sempre più pertinente e, si direbbe, necessaria. Facendosi portatrice di una concezione che non assume i problemi delle persone come sintomi di malattie, ma piutotsto come spie di un desiderio più profondo di conoscenza di sé, la pratica della filosofia ne fa l’occasione per un libero e responsabile esercizio di ricerca. L’indagine muove dal vissuto dei soggetti coinvolti, dai loro problemi e conflitti, ma anche dalle loro intuizioni e dalle loro speranze, dai loro progetti e dalle loro teorie. Soprattutto attraverso l’analisi attenta e rispettosa dei significati delle parole e dei discorsi con cui i partecipanti cercano di esprimere la propria visione del mondo, l’esercizio filosofico tende a ricercarne presupposti e implicazioni, a sviscerarne eventuali nascoste aporie, a metterne in luce il non detto, a valorizzarne la ricchezza semantica ed esistenziale, attraverso un procedimento rigoroso di messa in questione critica e autocritica, in cui la stessa pratica della filosofia può essere messa in discussione.

Lo scopo non è quello di risolvere problemi, ma quello di fare filosofia. In questa libera attività ci si prende tutto il tempo di cui si ha bisogno (scholé) senza l’ansia di dover perseguire questo o quell’obiettivo per dovervi misurare la propria efficienza. E, tuttavia, per la naturale serendipity che contraddistingue questo modo di procedere, spesso si trova quella soluzione a cui non si sarebbe mai pensato o, almeno, si finisce per guardare alle cose che prima ci apparivano problematiche in una luce del tutto diversa.